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Isola di Dino: viaggio tra le sue fantastiche grotte

Dal largo di Praia a Mare ci dirigiamo verso la famosa Isola di Dino con le sue fantastiche e suggestive grotte. È il caso di dirlo, in Calabria non manca nulla, neppure le isole e quella di Dino è la maggiore delle due, rispetto a quella di Cirella.

Quest’isola fantastica è caratterizzata da strapiombi alti circa 80 metri alla cui base l’erosione del mare contro le rocce calcaree ha scavato diverse grotte, meta dei turisti curiosi che arrivano ogni anno.

Di G. Burgello

Di G. Burgello

Vi consigliamo di noleggiare una piccola imbarcazione, sulle spiagge di Praia a mare potrete trovare diversi servizi, e avventurarvi alla circumnavigazione dell’isola ed esplorazione delle famose grotte.

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grotta

 

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sperone

 

Iniziate il tour seguendo la rotta est-nord-ovest (è il percorso turistico consigliato). La prima è la  grotta del Monaco, segue quella delle Sardine, generalmente popolata da questi pesci.

Dopo aver oltrepassato la punta occidentale dell’isola, nota come Frontone, si raggiunge l’omonima grotta del frontone.

Segue la grotta delle Cascate, che non richiama delle cascate di acqua, bensì cascate di roccia, di stalagmiti; vi sconsigliamo di addentrarvi, proprio per le difficoltà che potreste avere a causa delle rocce a fior d’acqua.

G. Burgello

G. Burgello

 

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Subito dopo si raggiunge l’ingresso della famosa Grotta Azzurra. A differenza di altre, qui potreste entrare direttamente con l’imbarcazione e toccare le rocce. L’animazione nella grotta è tutta al naturale, dalle calotte suggestive e i pesciolini che raggiungono la superficie per abboccare qualche briciola di pane.

Dopo una breve pausa, immersi in questo fantastico mondo, proseguite verso la grotta del Leone. Potreste costatare di persona il significato del nome, notando la roccia a forma di un leone accovacciato presente sotto la superficie dell’acqua.

La grotta più bella, meta da non perdere per gli amanti delle immersioni, è la Grotta Gargiulo. Se non siete professionisti d’immersione, ve la sconsigliamo. Questa particolare grotta si apre a 18 metri sotto la superficie del mare e si estende nelle profondità dell’isola. Ci sono solo 2 bolle d’aria, le parti restanti sono completamente sommerse.

Sappiate che in alternativa, da un po’ di anni a questa parte, è possibile perlustrare l’isola attraverso dei percorsi dedicati, accedendo direttamente sull’isola e visitarla camminando sulla terra ferma, ammirando il panorama ma soprattutto il rudere della Torre Normanna e il famoso Frontone.

Storia sull’Isola di Dino

panorama isola

Nel corso della storia questa piccola isola è stata testimone di lotte e battaglie, molte per via degli assalti di pirati, saraceni, turchi. Vi arrivarono anche i mussulmani durante le loro spedizioni militari in Italia. L’isola divenne proprietà del comune di Praia a Mare nel 1928. Successivamente, nel 1962 l’isola venne venduta per 50 milioni di vecchie lire alla società di Gianni Agnelli. L’obiettivo era di sviluppare un progetto d’avanguardia e realizzazione di attrattive turistiche per incentivare il traffico verso la zona. Dopo gli interventi di sminamento, venne realizzata una strada di 1700 metri che permette il giro dell’isola verso il pontile di attracco. Successivamente la gestione è stata affidata a un gruppo di imprenditori che non sono riusciti a sviluppare i lavori avviati. Sono attualmente in corso dei nuovi processi di valorizzazione dell’isola grazie all’impegno degli imprenditori locali.

Curiosità sull’Isola di Dino

L’Isola di Dino è uno dei luoghi simbolo della Calabria, per la sua storia che evoca il mito e la leggenda sin dal suo nome. Sembrerebbe che derivi dal tempio Aedina, eretto sull’isola in onore di Venere oppure deriverebbe dal greco dina, ovvero vortice o tempesta. A comprovare quest’ultima teoria, il fatto che questa zona era molto pericolosa per i marinai, soprattutto nei periodi di mare mosso.

L’isola è famosa anche per la pianta di mirto che vi cresce spontaneamente e viene utilizzata per le sue proprietà decongestionanti. Già in passato veniva utilizzato da greci e romani per curare l’ulcera. Si producono, infatti, oli essenziali, liquori, confetture, tutti a base di mirto.




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