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Pane calabrese fatto in casa: simboli e credenze popolari

Sono tante le curiosità, i simboli e le credenze associate all’uso di fare il pane calabrese. Molte di queste vengono tramandate oralmente e vivono a stento tra i ricordi dei nonni. Abbiamo fatto una piccola ricerca e abbiamo raccolto qui tutte le curiosità che riguardano uno degli alimenti basici della cucina tipica calabrese, ovvero il pane calabrese fatto in casaIl pane è importante nella tradizione calabrese e ancora oggi non manca sulla tavola a pranzo o a cena. Ma della ricetta e le varie fasi di preparazione del pane calabrese fatto in casa ne abbiamo ampliamente discusso, andiamo a vedere adesso quali sono i simboli e gli strani e curiosi usi sul pane in Calabria.

Curiosità sul pane calabrese: la benedizione

pane calabrese fatto in casa impasto

Durante la preparazione del pane  calabrese fatto in casa, le donne recitavano una preghiera propiziatoria, ripetendo un mantra come se fosse una benedizione:

Crisci crisci pasta, comu nostru Signuri nta la fascia.

Vi era anche una versione completa della preghiera del pane calabrese:

Crisci crisci pasta
Comu nostru Signuri nta la fascia
Quantu pani puazzu fhari?
Quantu alla famigghia mia ppi la saziari?
E alli povarialli l’aju i dari
Ppi quanta sabbia c’è allu mari

Cresci pasta
Come è cresciuto il nostro Signore nella sua fascia
Quanto pane posso fare?
Quanto dovrei farne per saziare la mia famiglia
E anche  ai poveri devo darne
Per quanta sabbia c’è sul mare.

A fine lavorazione d’impasto le donne segnavano una croce sui pani impastati e li baciavano con la mano. Dopo aver finito di formare i pani e metterli a lievitare, le donne concludevano il rito di benedizione con il segno della croce.

 

Avete mai sentito dire a qualcuno questa frase?

Pari na pitta avanti nu ‘hurnu

Il suo significato è: “Sembri una pitta davanti a un forno” e deriva proprio da certi usi particolari con cui si preparava questo pane. Nell’infornata del pane, infatti, vi era l’abitudine di lasciare libera la parte più esterna per la pitta che essendo piatta rispetto al pane, richiedeva tempi di cottura brevi rispetto al resto dell’infornata. Questa frase viene rivolta generalmente a una persona che si trova sempre a “curiosare” in fatti che non la riguardano propriamente, come una pitta che si trova davanti a un forno di pane differente.

Curiosità sul pane calabrese: i nomi

curiosità sul pane calabrese

Il pane calabrese cambia nome e tipologia in base al paese in cui viene preparato. La pitta a forma circolare è quella tipica regionale ma non è l’unica. Se ne avete la possibilità vi suggeriamo di assaggiare la famosa pitta china. La pietanza è costituita da una pitta, riempita con una frissurata di pipi e patati appena cotta. Una ricetta tipica della cucina popolare e una vera squisitezza.

Abbiamo, per esempio, il pane con la Giuggullena, tipico della provincia di Reggio Calabria; è un pane preparato con farina di grano duro, semi di sesamo.

Il Pane di Pellegrina, sempre del reggino, preparato con l’aggiunta di cruschello. Sempre nel reggino si prepara il pane con frutta secca locale, come il pane con i fichi, il pane di castagne.

Curiosità sul pane Calabrese: il pane per la festa

curiosità pane calabrese festa

Conoscete il detto

A pasqua e a Natali si susin i muorti a far’u pani

A Pasqua e a Natale si levano persino i morti dalle tombe per panificare.

In passato, il pane era un lusso che in pochi potevano permettersi, tuttavia in segno di buon auspicio, il pane non poteva mai mancare sulla tavola nelle giornate delle feste sante, ovvero a Natale e a Pasqua. Per questo motivo è nato il detto che dice che a Natale e a Pasqua persino i morti si scomodano per fare il pane.

Sul pane, prima di infornarlo, si poneva una croce di pasta che ricopriva tutto la superficie. Alcuni aggiungevano anche una delimitazione di pasta che ricopriva tutto l’orlo del pane.  Non mancava qualche tocco creativo di chi decorava la facciata del pane per il giorno di festa con disegni di fiori, uccelli, mani strette in segno di pace, colombe, un bambinello in fasce. Il pane di Natale è ancora usanza nel cosentino e in Sila, dove è noto come Natalisi.

 

pane a croce impiulatu

Dalla tradizione del pane del giorno di festa, è derivato l’impiulatu, preparato a Paola (CS) per il giorno di Pasqua. In questo caso si stendevano 2 dischi sottili della pasta del pane e tra i due veniva posto un ripieno di formaggio fresco a fette, sopressata a fette, uova sode. Il disco superiore si guarniva come il pane della festività, quindi una croce delimitata all’orlo e l’aggiunta di 2 foglie di ulivo incrociate nel centro della croce. Volete la ricetta originale? Vi accontentiamo subito:

A ricetta ppi fa lu ‘mpiulatu

Mo chi ci vò ppi fa nu ‘mpiulatu:
fedde ‘i sazizza, ‘i suprissata, casu,
ova, farina e lievitu ri pani:
rua frunne ‘i parma ‘n cruci
e ‘n untu r’ uogliu
senza cchiù scardacuoppuli o atu ‘mbrugliu …
Va lievitatu sup ‘u matarazzu,
roppu, ‘mpurnatu e cuottu, va mangiatu …
Chista è ‘a sustanza ri lu ‘mpiulatu.

La ricetta dell’impiulatu

Ora, che ci vuole per fare uno ‘mpiulatu:
fette di salciccia, di soppressata, formaggio,
uova, farina e lievito di pane:
due foglie di palma in croce (a mo’ di benedizione) ed un po’ di olio
senza più perditempo o altri imbrogli
Va lievitato sul materasso (tra le coperte)
dopo, infornato e cotto, va mangiato …
Questa é la sostanza dello ‘mpiulatu.

Conosci altre curiosità sul pane in Calabria?
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Ci sono 2 commenti

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    • Luigi Putrino

      Ciao Maria Francesca Stella, sono davvero contento che le mie ricerche ti siano utili. Spero troverai altre informazioni per il tuo libro. Sarei davvero onorato di farne parte. Credo di essere proprio io 🙂


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