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Pentedattilo e la mano del diavolo, storia o leggenda?

Sono tanti i misteri e le leggende che ruotano attorno al borgo fantasma di Pentedattilo, racchiuso in una mano rocciosa, tra queste la più suggestiva è senz’altro quella delle Anime nella mano del Diavolo. La rupe che sovrasta questo piccolo borgo abbandonato è una delle formazioni geologiche più particolari e interessanti al mondo. E proprio dalla particolare formazione geologica della rupe che deriva il nome del borgo fantasma di Pentedattilo, penta e daktylos (dal greco) cinque dita, la forma di un’enorme mano semi chiusa con il palmo rivolta verso il cielo.

640 a.C. per tutto il corso del tempo, il borgo fantasma ha trascorso periodi burrascosi, tra lotte feudali e terremoti devastanti.

Furono proprio le lotte che si consumarono tra la famiglia degli Abenavoli di Montebello e quella degli Alberti che si susseguirono per tutto il diciassettesimo secolo, per contendersi i confini dell’antico borgo, a dare origine al mito delle anime nella mano del Diavolo di Pentedattilo.

Secondo la leggenda, sembrerebbe che in un periodo di tregua dalle varie lotte feudali, il barone Berardino, della famiglia degli Abenavoli di Montebello che s’innamorò segretamente della bella Antonietta, figlia del marchese Domenico degli Alberti.

Nel frattempo, però, Don Alberto Cortez, figlio del viceré di Napoli, conobbe la fanciulla ed essendosene innamorato, la chiese in sposa al fratello, conte Lorenzo Alberti, il quale gli concesse la mano. La notizia del matrimonio combinato, fece uscire di senno il barone Berardino, deciso a vendicarsi a tutti i costi.

Cosi nella notte della vigilia di Pasqua, il 14 aprile del 1686, il barone Berardino, seguito dai suoi fedelissimi, s’introdusse segretamente nel castello, accedendovi per una porta che una guardia corrotta aveva lasciato aperta e consumando in brevi momenti, la sua tragica vendetta. Agghiaccianti urla di terrore dei familiari sorpresi e uccisi nel sonno senza pietà, disturbarono la quiete del borgo. Dal conte Lorenzo, fino a Maddalena, la madre, Anna e fino al piccolo Simone di appena 9 anni, nessuno fu risparmiato dall’ira funesta del barone e i suoi fedelissimi. Lorenzo fu ucciso con 18 pugnalate per mano del barone e proprio al primo colpo, Lorenzo poggio la mano insanguinata contro la parete del Castello.

Solo la bella Antonietta venne risparmiata e condotta al castello di Montebello, insieme a Don Alberto Cortez, preso come ostaggio. Il 19 aprile Bernardino costrinse Antonietta a sposarlo.

La notizia della strage giunse al viceré di Napoli che ordinò una spedizione militare verso il castello degli Abenavoli. Don Petrillo venne liberato mentre 7 esecutori della strage furono giustiziati e le loro teste mozzate furono appese ai merli del castello di Pentedattilo. Bernardo riuscì a fuggire insieme ad Antonietta e raggiungere Malta, dove dopo essersi arruolato nell’esercito, morì  nell’estate del 1692.

Antonietta dopo aver ottenuto l’annullamento del matrimonio, si rinchiuse in un convento di clausura dove morì consumata dai tormenti di essere stata la responsabile involontaria della tragedia della sua famiglia.

Secondo la leggenda di Pentedattilo, le anime nella mano del diavolo, rappresenterebbero proprio le anime di quella famiglia strappata alla vita da un essere diabolico. Le cinque punte della mano di Pentedattilo, rappresentano la mano insanguinata di Lorenzo degli Alberti che tornerà a vendicarsi.

L’impronta della mano di Lorenzo sarebbe visibile ancora oggi, proprio quando nell’aurora, le 5 dita colpite dalla luce del sole, si tingono di rosso sangue. Il mito delle anime nella mano del diavolo di Pentedattilo sopravvive ancora oggi, soprattutto nei giorni di forte vento, quando il vento soffiando tra le gole della montagna rocciosa rompe la quiete, mentre per i vicoletti del borgo si odono le urla e la rabbia di dolore del marchese e la sua famiglia uccisi nel sonno.

uomo-incapucciatoSi racconta che qualche anno fa, in una sera d’estate, subito dopo una rappresentazione teatrale per le vie della città fantasma di Pentedattilo, alcuni visitatori notarono l’ombra di un uomo incappucciato, immobile sotto un lampione, ma pensando che si trattasse di un attore dello spettacolo non se ne preoccuparono. Quella figura inquietante si trovava lì anche la sera successiva, quando i visitatori vi tornarono per una visita, immobile e sempre più nitida man mano che si avvicinavano. Purtroppo fu la suggestione e la paura ad averla vinta e i 3 visitatori decisero di ritornare indietro e mettersi in viaggio, senza riuscire a scoprire chi si nascondesse dietro la sagoma di quell’uomo.

Un’altra leggenda, tramandata attraverso i racconti popolari delle nonne, narra di un tesoro nascosto, accumulato dalle diverse popolazioni che nel corso della storia occuparono il famoso borgo di Pentedattilo. Sembrerebbe che il tesoro fosse conservato e nascosto al centro della rupe. Proprio dopo il tragico conflitto delle due famiglie, avvenuto proprio per causa di questo tesoro inestimabile, il tesoro venne inghiottito dalla montagna e nessuno riuscì a ritrovarlo. Un giorno un cavaliere fantasma si manifestò a un contadino svelandogli una profezia che gli avrebbe permesso di recuperare il tesoro nascosto nelle mani delle montagna. Se fosse riuscito a percorrere, poggiando su un solo piede, cinque giri intorno alle cinque dita (all’epoca erano intere), sarebbe riuscito a spezzare l’incantesimo e la montagna avrebbe restituito il tesoro.

La notizia si diffuse rapidamente anche nei regni vicini e in tanti cercarono, senza successo, a sfidare la montagna per riavere il tesoro. In molti pagarono con la vita la difficile sfida perché perdendo l’equilibrio, precipitavano tra le rocce. Un giorno arrivò un cavaliere dalla Sicilia per sfidare la montagna e spezzare l’incantesimo. A differenza di chi l’aveva preceduto, l’uomo riuscì nel suo intento e man mano che completava i primi 4 giri intorno alle dita della mano, la montagna iniziava ad aprirsi. Al momento dell’ultimo giro, intorno al dito mignolo, l’intero costone di roccia aprendosi, crollò addosso al cavaliere, uccidendolo. Le urla che si odono nelle notti di forte vento, apparterrebbero alle anime sacrificate nel tentativo di liberare il tesoro dalle mani del diavolo di Pentedattilo.




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