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Galinea, la Pasquetta dei poveri in Calabria

In passato, ai tempi dei nostri nonni o (per le nuove generazioni) anche bis nonni i festeggiamenti di Pasqua terminavano il martedì dopo Pasquetta. Per la maggior parte dei calabresi del tempo (e sicuramente non solo i calabresi) appartenenti alle classi sociali medio basse, quella della Galinea era l’unico giorno di festeggiamento della Pasqua che gli era concesso.

Molti, infatti, soprattutto le donne, dovevano lavorare nei giorni di festa, più degli altri giorni, a servizio dei grandi signori del Paese. Mentre gli uomini si occupavano della cura dei campi, le donne dovevano provvedere al servizio nella casa e alla cucina e proprio per Pasqua, dovevano occuparsi di preparare da mangiare per i signori e i loro ospiti, incluse la preparazione dei dolci tipici di Pasqua.

Per questo motivo al “personale di servizio” veniva regalato un solo giorno di riposo, se il signor padrone per il quale si lavorava era di buon cuore; in caso contrario i contadini e lavoratori dovevano accontentarsi del solo pomeriggio del martedì.

Cosi per il pranzo del martedì dopo la Pasquetta, i più poveri, dopo aver preparato dei fagotti, raccogliendo gli avanzi dalle cucine delle giornate di festa precedenti, generosamente concesse dai padroni, si ritrovavano nei campi per un pic-nic a festeggiare.

Alcuni di voi avranno in casa delle nonne che riportano alla memoria il ricordo della “Galanea” o Galinea.

Sono in pochi in realtà a festeggiare ancora oggi quella che si potrebbe definire una vera festività popolare. Con il passare degli anni, in tanti la mantengono inclusa nel festeggiamento di Pasquetta.

L’origine da Galinea deriverebbe proprio da Galilea, la regione Palestinese dove, secondo i testi sacri, Gesù risorto incontrò i discepoli nel campo per mangiare con loro.

E voi? Festeggiate la Galanea? Conoscete altre curiosità? Lasciate un commento.

Per esempio nella zona di Conflenti, si festeggia(va) a Galinèa cujjentara, termine che tradotto significherebbe tamarro ma che al tempo veniva utilizzato per riferirsi ai poveri.




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